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Lettera di una mamma alla psicologa di suo figlio.

  • Immagine del redattore: Marinella Vicini
    Marinella Vicini
  • 29 lug 2020
  • Tempo di lettura: 2 min



Con me avevo uno zainetto, discretamente capiente, che conteneva un po' di cose: tutto quello che sapevo di mio figlio ; un bel po' di punti di domanda, schiacciati sul fondo dello zainetto (erano tutto quello che non capivo di lui). C'erano poi delle fastidiose punte di preoccupazione che mi facevano male alla schiena; per fortuna avevo anche tanta fiducia e amore.. Soffici soffici attenuavano il dolore della preoccupazione. Nello zainetto c'erano anche tutti i libri letti insieme, le vacanze, le sgridate, i sensi di colpa, le cene e i pranzi preparati con amore, i dolori del parto, le soddisfazioni per le sue conquiste, i ricordi, il gusto di gelato preferito, le risate.. Insomma, era piuttosto pieno! In una tasca piccina c'era la speranza che questa mia scelta potesse aiutarlo a stare meglio. Ok, lo confesso, c'era anche un po' la speranza nella bacchetta magica che sistemasse tutto con un "bididibodidibú". Però quella l'ho tolta subito perché toglieva spazio e ho capito subito che era un po' inutile. Da quel pomeriggio è iniziato un percorso: mi risuonavano in testa le parole " non siamo qui per aggiustare qualcosa che non va! Siamo qui per accorgerci di tutte le cose che funzionano e usarle per stare meglio. Per far funzionare meglio anche il resto.".

Quando per tanto tempo senti parole che sottolineano le cose sbagliate ti convinci anche tu che è tutto sbagliato; invece le parole pronunciate da Marinella mi hanno riportato nella giusta prospettiva. E così, forza e coraggio, siamo partiti per questo viaggio nel Paese delle Possibilità. Intendiamoci, non è una scampagnata, no no no.. Mio figlio ha messo tanto impegno, ha posizionato sotto la lente di ingrandimento le fatiche, gli sbagli, i lati oscuri, le cavolate fatte, i dolori subiti.. All'inizio è stata dura, come quando ti scotti sotto il sole, la pelle rimane arrossata e più sensibile per un po'. Io avevo comprato un bel po' di crema doposole, per me e per lui, ma insomma, a volte funzionava alla grane, a volte mica tanto (forse dovevo cambiare marca?). Per fortuna, quando il doposole non funzionava, c'è sempre stata Marinella, la psicologa. Le parole giuste, l'atteggiamento accogliente, la disponibilità hanno sempre funzionato Come un balsamo.. Poi hanno tirato fuori una lente bella grossa, per vedere tutte le cose buone e belle che mio figlio ha. Perché si sa no? Le cose belle le teniamo nascoste e facciamo più fatica a vederle;ci sono, e come se ci sono.. Facciamo più fatica ad accorgecene. Sono passati 7 mesi. Grandi passi avanti abbiamo compiuto, qualche scivolata all'indietro pure. Senza questo percorso sarei stata una mamma, saremmo stati una famiglia, soli in mezzo alla tempesta. Abbiamo imparato in questi mesi ad apprezzare i piccoli cambiamenti, a usare le parole più giuste e che funzionavano di più. Abbiamo imparato ad accogliere la fatica e che il cambiamento è una strada, ci vuole pazienza e fiducia. Così ho comprato uno zaino più grande e ci ho messo dentro anche tutto questo, ho levato un po' di preoccupazione, ci ho aggiunto una torcia, per ricordarmi che quando tutto sembra buio, puoi accendere la luce! Certo, probabilmente non sarà finita qui, sappiamo però che si può fare. Fare cosa? Stare meglio. Grazie Marinella. M.



 
 
 

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